Come scelgo il pellet?

Ieri sono andata a trovare un’amica che è finalmente riuscita a finire il trasloco, dopo aver tanto penato per vendere la vecchia casa (il momento non è dei migliori….) e trovare una nuova casa adatta a loro (a due figli si sono aggiunti l’anno scorso due gemelli… splendido, ma la casa con una camera e mezza non poteva più contenerli!).

Ovviamente c’è ancora da fare per sistemare il tutto, ma quella sarà la loro casa per un po’ di anni e ci vorrà tempo per renderla unica; nel frattempo meglio prendere conoscenza con ciò che di nuovo ha da offrire! E qui abbiamo iniziato a chiacchierare perché nel grande salotto comunicante con la cucina hanno una bella stufa a pellet.

Sembra strano, ma l’estate è il momento migliore per prepararsi all’inverno. Perciò, non avendo mai usato pellet, la domanda sorge spontanea: quale pellet scelgo? dove lo trovo? Vorrei il miglior prodotto al prezzo più basso (ma dai?!).

La scelta del pellet è come la scelta dell’auto: non tutti i modelli sono uguali e non basta comprare quelli con la certificazione per ottenere il massimo. Mettiamo da parte la storia del pellet, il perché è nato e i benefici dell’usare il legno (che è una biomassa) pellettizzato per scaldarsi e concentriamoci invece sull’uso che ne facciamo e, soprattutto, sul risultato che vogliamo: deve scaldare noi e tutta la nostra casa in modo sicuro, salvaguardando l’ambiente. Su questo punto siamo tutti d’accordo, vero?!?!?

Ecco che occorre introdurre un altro tema: le stufe a pellet. Il pellet da solo non fa nulla, serve la stufa/caldaia in cui utilizzarlo per generare calore. Ed è un punto cruciale: parliamo di un binomio, di due cose (pellet e stufa) che lavorano insieme e che vanno considerati insieme. Proprio perché è un tandem, si consiglia di provare il pellet nella propria stufa a prescindere dai risultati ottenuti da quella di altri. Ogni pellet ha comportamenti diversi in stufe diverse. Il pellet è utilizzato in una stufa con una sua tecnologia specifica (non è sempre la stessa!) per generare calore attraverso la combustione del pellet, per raccogliere la cenere che fa (è una biomassa: la cenere è inevitabile, se non la volete usate il metano, punto!) e per pulire i fumi che genera.

Ogni volta che c’è combustione di una biomassa ci sono ceneri ed emissioni. Avete utilizzato un camino? Avete visto bruciare le sterpaglie in campo? O incendi boschivi? O cassonetti andare a fuoco? Sperando non abbiate assistito agli ultimi due, sono certa che avrete un’immagine chiara.

Quindi i fronti su cui intervenire per scaldarsi in modo sostenibile sono tanti: il combustibile (come viene fatto? da dove proviene?), la macchina per trasformarlo in calore (come funziona la stufa?) e i filtri che tale macchina utilizza per pulire i fumi generati (ce ne sono un’infinità, domestici e industriali che funzionano con tecnologie diverse).

Troppe cose per un solo articolo, perciò torniamo a bomba sulla domanda iniziale: come faccio a scegliere il pellet?

Inizia a familiarizzare con l’idea che è meglio provarne un po’ e vedere come ti trovi (con il tuo tandem stufa+pellet) ma ricorda che la qualità del pellet di legno è determinata attraverso una serie di parametri definiti in una norma tecnica, la UNI EN ISO 17225-2, a cui riferirsi per stabilire le proprietà del pellet di legno. Tutti gli operatori hanno cercato uno standard per capire sia come produrre un pellet che avesse sempre le stesse qualità sia come fare stufe che ottenessero il meglio da quel tipo di combustibile.

Essendo un prodotto macinato, omogeneizzato e pellettizzato è piuttosto difficile riconoscere visivamente la qualità del prodotto. La stessa materia prima (solitamente legno) è variabile: che origine ha? che tipo di pianta è? quali parti della pianta sono state usate per fare il pellet? quando è stata tagliata? Come è stata fatta stagionare? che macchine sono state usate per essiccarla e fare il pellet? quanto/come lo trasporti, etc, etc..

La norma stabilisce i parametri qualitativi di riferimento e le soglie entro le quali un determinato pellet deve rientrare per ritenersi conforme o meno ad una classe di qualità (A1, A2 o B per pellet commerciali oppure I1, I2 e I3 per quelli industriali).

Solitamente a noi interessa:

  • che faccia caldo: guardiamo il potere calorifico che ha cioè la capacità di generare calore (ogni combustibile ha il suo valore). Dovrebbe essere riportato il potere calorifico inferiore e non quello superiore: per classificare un pellet in classe A1 il PCI deve essere non inferiore a 4,6 kWh (o 16,5 MJ) per kg di pellet tal quale;
  • quanta cenere fa (si deposita nel cassettino e io dovrò pulire la stufa periodicamente): è uno dei parametri che pesa di più nella collocazione qualitativa di un pellet di legno. Il limite previsto per la classe A1 è pari a 0,7% in peso su sostanza secca. Per la classe A2 il limite è di 1,2% e per la B del 2%;
  • la durabilità meccanica. E’ un altro requisito fisico-meccanico e rappresenta la capacità del prodotto di mantenere stabile la sua struttura a seguito degli urti che subisce nel corso della sua movimentazione/ trasporto; vogliamo che si “sfaldi” il meno possibile mentre lo trasportiamo qui e là, giusto?
  • infine, il pellet deve anche preservare certe caratteristiche ambientali, tipiche del materiale di origine. Si deve controllare la presenza di elementi chimici non caratteristici del legno (che ha in sé dei minerali) che indichino l’uso di materiale che ha subito trattamenti chimici (es. piombo o altro).

Se ci interessa l’ambiente, non possiamo considerare il solo inizio della storia (cosa usi per fare il pellet e come lo fai),che trovi nello studio del ciclo di vita (LCA), ma anche la fine: quanto emettiamo dal camino della caldaia/stufa un pellet? Beh, come per le auto i cui consumi ed emissioni dipendono dallo stile di guida (urbano/extraurbano, etc), così per le emissioni da combustione di pellet sono influenzate dall’utilizzo della stufa/caldaia (a basso regime, al massimo, modulata, etc) e dal tipo di stufa/caldaia.

Per ultimo, sapevate che rispettare i limiti imposti dalle classi di qualità del pellet definiti dalle norme, non è obbligatorio?

La conformità di un pellet alla norma sui biocombustibili resta un atto volontario; lo fanno generalmente quei produttori/distributori che intendono verificare e comunicare la qualità del proprio prodotto, che desiderano consentire ai clienti che lo usano di avere accesso alle incentivazioni previste ad es. per interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni. Quindi potrete trovare in commercio pellet senza certificazione: non è detto che siano di pessima qualità ma se volete usufruire dei famosi bonus previsti dalla legge dovrete comprare e tenere prova di aver utilizzato pellet della qualità richiesta dalla legge.

Ultimo inciso: la certificazione Enplus sulla qualità del pellet si basa sui parametri della ISO 17225-2 (di cui sopra) ed è una sorta di verifica sull’operato dell’azienda che vuole far verificare il suo processo/prodotto. Come opera? Si produce il pellet, si verifica la sua conformità alla classe di qualità indicata dalla specifica tecnica e si aggiunge il marchio della certificazione Enplus, molto più conosciuto dal pubblico della tabella della norma tecnica. Sono ulteriori costi che si aggiungono ai costi di produzione, costi che si rinnovano anno per anno,  e per questo motivo le aziende più piccole scelgono di maturare una cultura del controllo sistematico della qualità attraverso l’analisi periodica (con laboratori certificati, anche universitari) e la conformità alla norma tecnica, senza richiedere l’ulteriore bollino di certificazione ( a volte non  compatibile con i margini economici del settore).

In sintesi, qual è il pellet migliore per me?? Cosa ho consigliato alla mia amica per la sua casa e per i suoi figli?

La soluzione è (quasi) semplice: deve avere un buon potere calorifico (>4,6 kWh o 16,5 MJ) e poche ceneri (<2-3%) (cosa che quasi non ti interessa se hai una stufa/caldaia con scarico automatico delle ceneri). Acquistane sacchi diversi e provali nel tuo apparecchio.

Solo così troverai il “tipo” giusto per la tua stufa e sarà (probabilmente) amore per sempre!

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Buona caccia al pellet!