Cosa me ne faccio di un LCA? Anzi, cos’è un LCA e perché mai dovrebbe interessarmi?

Avete mai amici che parlano “in codice”?  o che utilizzano solo termini inglesi?

Ad esempio “Sai che con tutti questi plug-in possiamo fare un sacco di cose con il CMS! Possiamo gestire tutta la comunità con la dashboard!” …

Per intenderci…quelli che, quando parlano, solo una ristretta cerchia di “addetti ai lavori” può capire.

Ecco, spesso nel mondo green è così…capita che con tutte le analisi, gli studi, le tecniche e gli strumenti che si hanno a disposizione, si finisca col parlare solo per sigle e senza verificare che l’altra persona sappia in effetti di cosa stiamo parlando quando utilizziamo certi termini.

Come ad esempio il famoso “LCA” o studio del ciclo di vita (solitamente di un prodotto/processo/servizio).

Che cos’è?

L’LCA è…un metodo di valutazione dell’impatto di un prodotto/processo/attività sull’ambiente. E’ uno studio che considera tutto il ciclo di vita del prodotto e cioè da quando viene progettato fino alla sua dismissione (o come dicono spesso dalla culla alla tomba –from cradle to grave-). In questo caso dalla prima vita non ha origine nulla, ma si può anche prevedere una seconda vita del prodotto e andare a vedere che impatto ha.

A cosa mi serve?

In sostanza l’LCA serve per andare a stabilire qual è l’impatto ambientale complessivo (su suolo, acqua, salute umana, aria, etc..) delle mie attività. Per questo, per determinarlo, mi serviranno tutta una serie di dati relativi all’attività che sto facendo : attività che io devo stabilire da dove partono a dove finiscono –sono io cioè a determinare i confini del sistema, cioè che ambito d’azione sta considerando lo studio-. Una volta stabilito l’impatto che ho, posso confrontarlo con la stessa attività in cui però ho cambiato qualcosa, (le materie prime, la lunghezza dei trasporti, il mezzo di trasporto , il tipo di macchina ch

e uso in produzione, il tipo di sostanze che uso in produzione, il tipo di packaging, il tipo di energia che utilizzo…). Oppure posso partire dallo studio modificando le parti di processo più impattanti (ad es. sostituendo una fonte di energia fossile con una rinnovabile) ottenendo un processo più sostenibile (e solitamente anche più economico). Ad es. facendo l’LCA su due prodotti simili, ma con qualche differenza nel processo produttivo potrò fare un confronto tra gli impatti che generano e decidere di lavorare in un certo modo piuttosto che in un altro, per spendere meno o inquinare meno o provocare meno danni sociali (o più benefici!).

Già, proprio così, perché lo studio LCA ha tante categorie di impatto (pensiamo all’inquinamento: potremmo inquinare il suolo, l’aria, le acque…etc) e solitamente le più famose di queste sono l’impronta di carbonio (carbon footprint) ossia quanti gas serra emettiamo (semplificati e sommati tutti come  anidride carbonica equivalente (CO2eq))  e la Dichiarazione ambientale di prodotto -Environmental Product Declaration (EDP)-, programma principale per le dichiarazioni ambientali.

Come lo leggo?

Se vi imbattete in uno studio LCA potete trovarvi a leggere un sunto breve o un’intera relazione di un centinaio (o più) di pagine. Dipende ovviamente dall’attività che si sta analizzando e dal fine che ha la pubblicazione che state leggendo (per addetti ai lavori o no).

Per destreggiarsi in uno studio LCA tenete presente che è solitamente composto di diverse parti e che sostanzialmente potrete avere i risultati riassunti in indicatori di performance a seconda del target considerato (impatto positivo/negativo su aria, ambiente, suolo, consumo/risparmio di energia , etc..).

Le parti che compongono un LCA:

  1. Obiettivo e Campo di Applicazione
  2. Definizione dei modelli utilizzati (con che software elaboro l’analisi e che tipologia di dati –da dove li prendo- inserisco nel software)
  3. Risultati

Gli indicatori di performance (anche detti categorie di impatto) che potete trovare si possono raggruppare in indicatori riferiti ad un ambito specifico e vanno dalla salute umana alla qualità dell’ecosistema fino allo sfruttamento delle risorse.

La misurazione della carbon footprint (impronta di carbonio) di un prodotto o di un processo, ad es.,  richiede in particolare l’individuazione e la quantificazione dei consumi di materie prime e di energia nelle fasi selezionate del ciclo di vita dello stesso. La carbon footprint è una misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio.

Oltrecafé e L’LCA

Oltrecafé ha dedicato più di due anni alla ricerca e sviluppo per creare un pellet performante da fondi di caffè in un processo replicabile, concreto e sostenibile. Già all’inizio del processo di incubazione di Oltrecafé è stata fatta un’analisi LCA dall’università di Modena e Reggio Emilia sul ciclo di vita del fondo di caffè per individuare l’opzione di riciclo con minor impatto ambientale. Da essa è possibile ottenere un’autodichiarazione sulla riduzione delle emissioni di CO2 data dal nostro processo, così come un certificato di carbon footprint da ente terzo a cui stiamo lavorando. Ecco un estratto:

E voi?

Vorreste avere un riscontro pratico dal vs modo di gestire i vs rifiuti (magari il fondo di caffè?)?

Vi è mai capitato di imbattervi in uno studio LCA senza capirci nulla? Avete avuto un report assolutamente indecifrabile per i non addetti ai lavori? Oppure ne avete incontrato uno estremamente comprensibile ?

Siamo curiosi di conoscerlo, scriveteci e potremo imparare tutti come si comunica in modo efficace un tema tanto interessante e quanto intricato!