I boschi sono morti…lunga vita ai boschi!

Parafrasiamo

Parafrasiamo un celebre detto per alleggerire un po’ il peso che grava sulla questione legno=risorsa rinnovabile…capace di aiutare economia (turismo e lavoro) e ambiente, se non fosse che, mentre decidiamo cosa fare, abbandoniamo i boschi.

Sapevi che abbiamo (si, noi come italiani) la più alta superficie boschiva d’Europa?

Ad oggi, le foreste in Italia occupano quasi 11 milioni di ettari, poco meno di un terzo del territorio nazionale, e la superficie continua ad aumentare. Di conseguenza, anche il “capitale legnoso” depositato nei boschi italiani aumenta di circa 24 milioni di metri cubi l’anno, rendendo immediatamente disponibile la materia prima per la produzione di pellet.

Ma non solo: il bosco ha anche una funzione turistico ricreativa che può portare benefici per il territorio in termini di turismo e attività collegate. Non solo, il bosco ha anche una funzione sociale, basti pensare alla difesa dal rischio idrogeologico o alla CO2 stoccata. Tutto sta nella sua gestione.

Ultimamente i boschi sono tornati tristemente alla ribalta per l’uragano che a fine ottobre ha lacerato il Bellunese abbattendo migliaia di alberi d’alto fusto: una soluzione proposta è stata quella del Centro Consorzi, la Scuola del legno e il Consorzio artigiano tutela ambiente della provincia di Belluno che questi giorni hanno proposto a livello nazionale un gemellaggio con l’Altopiano di Asiago e con le regioni del Centro Italia colpite dal terremoto, presentando un progetto per ricostruire con gli alberi abbattuti le case distrutte dal sisma. Questo va incontro ad una tendenza in crescita negli ultimi anni, e non solo nelle regioni alpine.

Le case in legno si rivelano sempre più apprezzate per la capacità di isolamento termo- acustico, per la risposta alle sollecitazioni telluriche, per la sostenibilità della materia viva, per salubrità e comfort. Se anche tu pensi sia meglio usare gli alberi per costruire e non per fare pellet ,potrà interessarti la manifestazione che si terrà in questi giorni: Legno&Edilizia all’interno della manifestazione EcoHouse (a Verona dal 7 al 10 febbraio 2019).

Sono in tanti infatti a sostenere che non si può parlare davvero di sostenibilità se utilizziamo alberi vivi per fare pellet; in fondo, il pellet è nato per dare valore agli scarti di segherie e aziende che lavorano il legno e creare anche da questo residuo un prodotto che potesse fornire un servizio prima di rinascere sotto forma di ceneri (non a caso, anche nella gerarchia di gestione del rifiuto/residuo l’opzione di ricavare calore ed energia da uno scarto è l’ultimo step).

Di fatto abbiamo una superficie boschiva maggiore dell’Austria , ma la gestiamo peggio, finendo col comprare da loro e da tante altre nazioni europee (ed extraeuropee) l’85% del pellet che consumiamo.

Un paradosso tutto italiano.

Non tagliamo alberi per fare pellet… usiamo pellet locale di qualità fatto con scarti selezionati!

Perchè?

Perchè la tradizione di scaldarsi con legna e biomasse risale alla notte dei tempi, ma rappresenta anche una fonte storica, importante e imprescindibile per le zone montane e in particolare per gli oltre 3000 comuni non metanizzati. Il riscaldamento a biomasse è un’occasione per attuare azioni che favoriscano la valorizzazione energetica delle biomasse forestali, nel pieno rispetto della gestione forestale sostenibile e responsabile, come concreta opportunità d’impresa e occupazione per il sistema produttivo e sociale soprattutto di quelle zone (spesso a ridosso dei boschi) che sono invece più soggette di altre a fenomeni di abbandono.

E’ una bella notizia , a questo proposito, la firma dell’accordo “ Filiera bosco-legno-energia”, intesa tra UNCEM (Unione Nazionale Comuni Enti Montani) e AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali ) per la valorizzazione delle biomasse legnose in termini di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Leggi qui l’articolo completo.

L’accordo prevede inoltre la realizzazione di iniziative, in collaborazione con i Comuni montani, intese a diffondere le conoscenze sul mondo delle energie rinnovabili di origine agricola e forestale, i riflessi che queste hanno sull’economia e sull’ecosistema montano, l’importanza rivestita nel settore dalle certificazioni sia dei biocombustibili che dei generatori di calori. Alle iniziative si affiancheranno delle attività comunicazione e coinvolgimento diretto dei cittadini, per promuovere il corretto uso di legna, pellet e cippato nell’ottica della tutela della qualità dell’aria.

Infine, il quarto punto dell’accordo prevede la realizzazione di iniziative congiunte presso le istituzioni pubbliche per favorire l’adozione di provvedimenti normativi che diano impulso alle energie rinnovabili di origine agricola e forestale prodotte secondo pratiche, tecnologie e comportamenti ispirati dalla sostenibilità, dalla valorizzazione delle potenzialità di sviluppo economico locale e delle risorse del territorio.

Principi con cui non possiamo che andare d’accordo e che ci spingono ogni giorno nel nostro lavoro, per creare e migliorare un pellet 100% sostenibile, fatto senza tagliare alberi.

Sul mercato sono già disponibili stufe e caldaie a biomassa innovative, con ottimi rendimenti e basse emissioni, spesso made in Italy: obiettivo di ogni possessore di stufa a pellet è trovare il pellet migliore per la propria stufa. A parità di pellet infatti, la stufa può fare la differenza e ciò che è ottimo nella tua stufa magari si comporta peggio nella mia, e viceversa.

Quindi il pellet migliore è quello che brucia meglio nella tua stufa.

L’inverno è agli sgoccioli: hai l’occasione di provare e utilizzare tanti tipi di pellet per trovare il “tuo”. Contattaci se vuoi provarne uno italiano, a km zero, che contribuisca a creare nuove occasioni di lavoro e valorizzare la seconda vita di tanti scarti.

Fonti:

infobuildenergia

qualenergia

casaeclima